Il diritto di valere più della burocrazia

Il diritto di valere più della burocrazia


Quante volte la burocrazia si mostra miope ed irrigidita su posizioni che nulla hanno a che fare con il buon senso?

A volte, quando questa cecità si riversa proprio sulla fruizione dei diritti di chi è più debole non si può fare a meno di pensare che regolamenti e direttive siano creati proprio per impedire l’accesso al rispetto dell’individualità umana.

Accudire un figlio con una disabilità grave per un familiare equivale, secondo recenti calcoli, al risparmio di quasi 41.000, 00 euro annue di spesa da parte dello Stato, escutendo a questa cifra le spese di gestione da parte delle agenzie di servizio che, sicuramente, la farebbero lievitare di parecchio (si veda per il dettaglio a questo url).

La sentenza in oggetto è in questo esemplare, una madre può fruire, in base al art.42 del DL 151/01 dell’aspettativa di due anni per accudire un figlio con disabilità grave, cosa succede se, purtroppo, anche un secondo figlio ha necessità, a causa di una disabilità grave, di assistenza?

Il buon senso porterebbe chiunque a poter affermare che gli stessi diritti garantiti al primo figlio siano garantiti anche al secondo, chiunque potrebbe dirlo…..ma non l’INPS. Questo Ente statale, chiamato ad amministrare la gestione della fruizione di alcuni diritti, ha dimostrato più di una volta il fatto che il buon senso non esiste. Ed è per questo che occorre frequentemente appellarsi al tribunale per permettere ai burocrati di vedere delle cose che sono sotto gli occhi di tutti.

E questo anche in barba ai soldi che la stessa collettività deve pagare per far fronte all’incompetenza di alcuni amministratori.


Per leggere e stampare la sentenza: Sentenza INPS